Turchia, il premier Erdogan amplia i diritti dei Curdi

Un altro passo in avanti per il processo di pacificazione tra Turchia e la minoranza curda. Sono le riforme annunciate lunedì dal premier Erdogan.

Le norma più significativa prevede l’abbassamento dello sbarramento elettorale dal 10 al 5%, che permettendo ai partiti curdi di entrare in parlamento, e l’abbassamento dal 7 a 3% la soglia per accedere al finanziamento pubblico dei partiti.

Le misure prevedono poi la liberalizzazione dell’uso della lingua curda e di altre minoranze. Potranno essere materia di insegnamento per ora nelle scuole private. Saranno ripristinati i nomi originari di località nel Kurdistan turco.

Misure insufficienti secondo gli esponenti politici curdi, che premono per l’abolizione delle leggi anti-terrorismo, il rilascio di oltre 1000 prigionieri. Tuttavia quello appena annunciato è il più significativo contributo al processo di pace con il Pkk per terminare una guerra trentennale che ha provocato 40 mila morti. Processo che è iniziato con l’abbandono del territorio turco da parte dei guerriglieri del Pkk, passati in Iraq e Siria.

Altre norme intaccano il secolarismo introdotto da Mustafa Kemal Ataturk e stanno mettendo in agitazione i partiti nazionalisti e laici. Viene infatti sospeso il divieto di indossare il velo religioso da parte delle funzionarie pubbliche, mentre rimane il divieto per giudici, pubblici ministeri, polizia ed esercito. Abolito anche l’obbligo del giuramento allo Stato recitato nelle scuole.

Diverse le concessioni anche ad altre minoranze religiose e nazionali, che verranno accompagnate dall’istituzione di una commissione anti-discrminazione come strumento contro i reati d’odio.

Erdogan, che continua a condurre una dura repressione delle manifestazioni iniziate con la protesta di Gezi Park, ha voluto sottolineare che queste misure sono solo una piccola parte del processo di “democratizzazione”.

( BBC, Hurriyet, Al-Monitor )